“Ulisse all’Inferno” si conferma una delle produzioni più riuscite di Officine Culturali, capace di trasformare il percorso sotterraneo del Monastero dei Benedettini di Catania in un vero teatro diffuso. Lo spettacolo itinerante, interpretato e diretto da Angelo D’Agosta, offre un’esperienza immersiva che unisce rigore teatrale, suggestione architettonica e una forte componente emotiva.
Le cantine settecentesche del complesso monastico – segnate dalle colate laviche del 1669 e modellate dalla storia – diventano la cornice ideale per la narrazione dei canti X e XI dell’Odissea, tra i più intensi del poema omerico. Non si tratta di un adattamento convenzionale: il mito non è semplicemente messo in scena, ma inglobato nel luogo, che a sua volta diventa parte del testo.
La modalità itinerante è la chiave dell’intera operazione artistica. Il pubblico non assiste: attraversa. Segue Ulisse negli spazi del Monastero, i cui luoghi naturali e l’eco delle volte amplificano la tensione drammatica. Ulisse guida gli spettatori con una presenza scenica solida e misurata, trasformando ogni spostamento in un gesto narrativo.
Tra le varie tappe, spicca il segmento più intimo dello spettacolo nella Sala Rossa “Antonino Leonardi”: il dialogo tra Ulisse e la madre Anticlea. Una scena carica di delicatezza e vulnerabilità, costruita in lingua siciliana, che rompe l’epica per restituisce umanità al personaggio.
Lo spettacolo si inserisce nella più ampia ricerca di Officine Culturali, che da anni sperimenta modalità differenti per raccontare i luoghi, grazie anche al partenariato speciale pubblico-privato con l’Università di Catania.
Come racconta Adriana Russo, il teatro è solo uno dei linguaggi utilizzati per riportare la città dentro i suoi spazi culturali.
La forza dello spettacolo sta nella sua capacità di intrecciare mito, luogo e pubblico senza mai perdere coerenza. Il Monastero non è un semplice contenitore: è parte della drammaturgia. Le pietre, i corridoi, il silenzio diventano compagni di scena, restituendo alle parole di Omero una profondità nuova.
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