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A Noto la cenere dell’Etna diventa arte: la mostra di Nunzio Fisichella visitabile fino al 30 agosto

2026-08-12 06:00

Redazione

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A Noto la cenere dell’Etna diventa arte: la mostra di Nunzio Fisichella visitabile fino al 30 agosto

All’ex Convento di Santa Chiara “La voce della cenere”, personale dell’artista catanese curata da Paolo Patanè. Un viaggio tra materia vulcanica, memoria

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La cenere dell’Etna smette di essere soltanto il residuo di un’eruzione e diventa materia viva, memoria, linguaggio e possibilità di rinascita. È il cuore di “La voce della cenere”, mostra personale dell’artista catanese Nunzio Fisichella, visitabile fino al 30 agosto 2026 negli spazi dell’ex Convento di Santa Chiara, in corso Vittorio Emanuele 147 a Noto.

 

Inaugurata il 7 agosto, l’esposizione è curata da Paolo Patanè, direttore del sito UNESCO “Le città tardo barocche del Val di Noto”, ed è patrocinata dalla Città di Noto – Patrimonio dell’Umanità e dall’Assessorato comunale alla Cultura.

 

La mostra segna il ritorno di Fisichella in una città che ha rappresentato una tappa importante del suo percorso di maturazione. Il “giardino di pietra” di Noto, con il candore luminoso delle sue architetture barocche, entra idealmente nei grandi bianchi della pittura dell’artista, generando un dialogo tra la luce della pietra calcarea e la forza oscura della materia vulcanica.

 

La materia dell’Etna diventa linguaggio

La ricerca di Nunzio Fisichella si fonda sull’impiego di materie prime originali, tra le quali la sabbia vulcanica assume un ruolo centrale. Polvere lavica, cenere, pietra e lapilli non sono semplicemente materiali utilizzati per comporre l’opera, ma elementi carichi di memoria e identità.

 

La materia dell’Etna viene lavorata, impastata e trasformata fino a generare nuove forme. Il vulcano diventa così una presenza fisica e simbolica, capace di raccontare la Sicilia e, al tempo stesso, di superarne i confini geografici.

 

Le opere di Fisichella sono oggi presenti in Francia, Belgio, Spagna, Stati Uniti e Svizzera, a testimonianza della dimensione internazionale raggiunta da un percorso che parte dalla terra etnea per confrontarsi con temi universali.

 

Come sottolinea Paolo Patanè nel testo critico che accompagna il progetto, l’arte di Fisichella si sviluppa attraverso un duplice viaggio: nella geografia reale dei luoghi attraversati e nella storia, intesa come spazio ideale composto da memoria, identità e trasformazione.

In questa traiettoria la cenere diventa il centro fisico e filosofico della mostra. Non rappresenta soltanto ciò che rimane dopo la combustione, ma una materia capace di custodire contemporaneamente la fine e la possibilità di un nuovo inizio.

 

Distruzione e rinascita

«La lava distrugge e la lava rigenera», scrive Patanè. È proprio da questo apparente paradosso che nasce il senso più profondo dell’esposizione.

La stessa materia capace di sommergere case, boschi e paesaggi si trasforma nel tempo in pietra per ricostruire, terreno fertile, nutrimento per la vegetazione e, attraverso il lavoro dell’artista, opera d’arte.

 

Il curatore definisce questo processo un “dramma felicissimo”: una ricostruzione che prende forma dalla distruzione. La pittura di Fisichella attraversa il dolore e l’euforia che accompagnano i grandi cambiamenti della vita, conducendo lo spettatore su quel confine sottile nel quale la natura diventa cultura.

I grandi monocromi mettono in relazione la dimensione più intima dell’artista con un simbolismo collettivo che unisce il territorio etneo a orizzonti lontani, dai pendii del vulcano alle piste del Tibet. Ogni opera conserva la traccia di un viaggio, di un ostacolo superato e della continua ricerca di un significato per l’esistenza quotidiana.

 

Le voci che emergono dal silenzio

Le opere si nutrono di luce e ombra, ma anche del silenzio della notte, momento privilegiato del lavoro di Fisichella. È in questa dimensione che riaffiorano le tracce della memoria personale, dei luoghi attraversati e delle esistenze spesso invisibili o dimenticate.

 

“La voce della cenere” diventa così una riflessione sulla resilienza, sull’immaginazione e sulla capacità di ricomporre un racconto comune, mettendo in relazione il locale e l’universale, il passato e il presente.

 

Nel contesto del Val di Noto, l’esposizione acquista un significato ancora più intenso. La storia delle città tardo barocche testimonia infatti come la cultura, l’arte e la bellezza possano superare la distruzione e trasformare la ricostruzione in una nuova visione collettiva.

 

Nel silenzio apparentemente inerte della cenere, Nunzio Fisichella lascia emergere molte voci: quelle di un territorio, della memoria e di un’umanità che ritrova nella natura e nell’arte la forza di resistere, trasformarsi e rinascere.

 

La mostra sarà visitabile fino a domenica 30 agosto 2026 all’ex Convento di Santa Chiara, in corso Vittorio Emanuele 147, a Noto.

SudArte

Edito da: Sudpress S.r.l. C.da Giancata s.n., Zona Industriale – 95128 Catania

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