La suggestione degli abiti storici e la bellezza di danze capaci di riportare il pubblico indietro nel tempo. Grande successo di partecipazione al Cortile Platamone per “Un secolo di danza – dai primi dell’800 ai primi del ’900”, il Gran Ballo curato dall’associazione Danzando l’Ottocento nell’ambito del Catania Summer Fest.
A condurre la serata è stata il nostro direttore Elisa Petrillo, che ha accompagnato gli spettatori attraverso le diverse epoche storiche, raccontando origini, caratteristiche ed evoluzione delle danze proposte.
Un percorso nel quale musica e movimento si sono intrecciati alla narrazione, restituendo il valore sociale che il ballo assumeva nei saloni del XIX secolo.
La manifestazione ha attraversato tre periodi: i primi anni dell’Ottocento e l’età della Reggenza, il Romanticismo del 1860 e la Belle Époque dei primi del Novecento. Un viaggio scandito da inchini, incontri e figure coreografiche, nel quale ogni passo è diventato una pagina di storia.
La danza come linguaggio di relazione
Valzer, polke, mazurke, contraddanze e quadriglie hanno mostrato al pubblico non soltanto l’eleganza del repertorio storico, ma anche il significato culturale e relazionale del ballo.
Nei saloni ottocenteschi la danza rappresentava infatti una forma di incontro regolata dall’educazione, dall’ascolto e dal rispetto reciproco. Un linguaggio fatto di gesti misurati, attenzione verso il partner e armonia con il gruppo.
Proprio la gentilezza è stata il tema centrale della serata, insieme all’eleganza e alla galanteria: valori che l’associazione Danzando l’Ottocento intende riportare al centro della vita contemporanea. Perché l’eleganza non si esaurisce nella bellezza di un costume o nella perfezione di una coreografia, ma si riconosce soprattutto nel modo in cui ci si avvicina agli altri.
«Il grande affetto dimostrato dal pubblico ci conferma che esiste ancora un forte desiderio di bellezza, storia e condivisione – dichiara la maestra Lucia Siragusa –. Attraverso le nostre danze vogliamo recuperare valori che rischiano di essere dimenticati: la gentilezza, il rispetto, l’eleganza dei gesti e la galanteria. Studiare il passato non significa rifugiarsi nella nostalgia, ma riscoprire comportamenti capaci di rendere migliori anche le relazioni di oggi. Il ballo insegna a osservare l’altro, ad aspettarlo e a muoversi insieme: è questa la lezione più importante che desideriamo trasmettere».
Tre epoche raccontate attraverso il movimento
La prima parte dello spettacolo ha evocato le atmosfere dei primi anni dell’Ottocento, con danze ispirate anche all’immaginario reso popolare dalla serie Bridgerton. Particolare attenzione è stata dedicata alla contraddanza, eseguita da coppie disposte in file o in quadrato e considerata una delle espressioni più rappresentative della socialità del tempo. Dalla sua evoluzione nacquero successivamente le quadriglie.
Il secondo quadro ha trasportato gli spettatori nell’Età romantica del 1860, periodo nel quale il valzer conquistò un ruolo centrale nei saloni europei. La Polka della Liberazione, sulle musiche contemporanee di Paolo Buonvino per la produzione Netflix Il Gattopardo, ha creato un suggestivo dialogo tra la tradizione coreografica e il linguaggio musicale contemporaneo.
La stessa associazione ha partecipato alle riprese della produzione internazionale, contribuendo alla ricostruzione delle atmosfere e della società dell’epoca.
La terza parte ha raccontato la Belle Époque, tra valzer d’apertura, figure della Quadriglia dei Lancieri, polke e mazurke. Tra le coreografie proposte anche Wilna, creata da Patrick Visseq appositamente per Danzando l’Ottocento, nella quale confluiscono polka, mazurka e valzer.
Il repertorio ha compreso, tra gli altri, Delise Viennoise, Ménage Enchanté, il Valzer di Šostakovič, Lyonnaise, la Polka Tirolienne, Veleta, Grand Polonaise, Paulina, Valzer Carosello, Fatinitza e Levi Jackson.
Ricerca storica e cura dei costumi
Attiva dal 2010, l’associazione Danzando l’Ottocento ricostruisce le danze sociali del XIX secolo attraverso lo studio dei manuali dei maestri dell’epoca. A guidare questo lavoro è Lucia Siragusa, insegnante specializzata in danze storiche.
Dal 2022 l’associazione fa parte del Cercle Terpsicore di Montpellier, realtà internazionale impegnata nella valorizzazione delle danze ottocentesche. Nel corso degli anni il gruppo si è esibito in contesti prestigiosi, dal Teatro Metropolitan al Teatro Massimo Bellini di Catania, dal Teatro Antico di Taormina a Castelbrando, partecipando inoltre a produzioni e programmi televisivi nazionali.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto a Michelle Agnello, esperta di costumi storici, per il contributo offerto alla cura dell’immagine e alla ricostruzione degli abiti indossati dai danzatori.
Ad arricchire lo spettacolo sono stati gli interventi di Dance Generation di Domenico Emanuele e Mari Garufi, che hanno dialogato con le diverse parti del Gran Ballo, ampliandone il ritmo e la varietà artistica.
Il lungo applauso finale ha suggellato una serata nella quale il passato non è stato soltanto rievocato, ma è tornato a vivere come patrimonio condiviso. Un successo che conferma la capacità della danza storica di unire spettacolo, ricerca e formazione, affidando alla gentilezza un messaggio quanto mai attuale.











