
Eravamo a Palermo, ma sembrava una piccola Woodstock.
Merito dei palermitani o, in realtà, di tutti i siciliani che hanno gremito l’Ippodromo della Favorita, ma merito soprattutto di un’artista straordinario come Lorenzo Jovanotti.
Chapeu a Lorenzo, alle sue idee, ai suoi collaboratori: il Jova Party non è stato solo una grande festa, è stato uno spettacolo di altissimo contenuto artistico.
Uno spettacolo con un mattatore assoluto: Lorenzo.
Sul palco dalle 4 del pomeriggio fino a mezzanotte: prima in veste di presentatore per dare lustro a giovani talentuosi artisti, poi a più riprese a cantare e a ballare senza fermarsi un attimo.
Lorenzo Cherubini, che tra un mese spegnerà 60 candeline, dovrebbe essere studiato a scuola: sia solo per la vitalità e l’energia che, certe volte, manca anche ai ventenni di oggi.
Lui non si ferma mai e dopo essere arrivato a Palermo in bicicletta, quasi commosso dalla moltitudine di persone presenti all’Ippodromo ha regato al pubblico 7 ore di musica.
Come detto dopo aver presentato alcuni giovani artisti tra cui Sissi, nel palco secondario dell’Ippodromo, quando ancora il sole era alto, ha cominciato a regalare alcuni brani storici in versione acustica.
Al tramonto, poi, il momento romantico della giornata, culminato dalle note di “Un mondo a parte”, un ballade recente ormai nota per essere la protagonista di numerose richieste di matrimonio.
Tra gli ospiti anche il catanese Mario Venuti che, insieme a Lorenzo, ha realizzato una versione particolare della sua “Fortuna”, canzone amatissima dallo stesso Jovanotti.
Al calar della sera, dinanzi ad una meravigliosa luna, le note del di Jimmi Sax hanno portato il pubblico sempre più numeroso al clou della serata: le 3 ore consecutive di concerto di Lorenzo.
Ritmo, musica, storia, poesia: c’è tutto in questi brani che raccontano 30 anni di storia italiana.
30 anni vissuti da quei ragazzi degli anni ’90 che adesso hanno 50 o 40 anni e che, magari, sono venuti al concerto con i loro figli, adolescenti o appena maggiorenni.
La forza di Lorenzo è proprio questa: il concerto di Palermo, così come tutti gli altri del resto, ha riunito generazioni completamente diverse.
E vedere i ragazzini che conoscono a memoria le parole di “Gente della notte”, di “Ragazzo Fortunato” o di “Ciao Mamma”, è certamente la soddisfazione più importante per questo artista.
In 3 ore si è cantato e ballato di tutto: dal ritmo incessante de “L’ombelico del mondo” e “Il più grande spettacolo dopo il big bang” alle note struggenti di “A Te” che, scelta doverosa, ha chiuso un lunghissimo concerto.
Una serata che rimarrà impressa nei ricordi di chi ama Lorenzo ma anche di chi, in generale, ama la buona musica: quella che non puoi fare a meno di cantare.










