
Definirle solo più di due ore di buona musica è assolutamente riduttivo. Quello che portano in giro per l’Italia i Pooh, non è solo un concerto, ma un pezzo di storia italiana.
60 anni di voci, di canzoni, di storie, di emozioni: tutte concentrate in un concerto che coinvolge, anche chi, magari, è nato quando gli stessi Pooh erano diventati già nonni. Dal 1966 ad oggi questi signori, un po’ imbiancati e acciaccati, hanno raccontato l’Italia con la loro musica, mai banale.
Dalle canzoni d’amori che hanno fatto innamorare i nostri genitori, a quelle che, invece, in tempi ancora poco maturi, raccontavano storie di solitudine ed emarginazione. Pierre o Uomini Soli, solo per citarne alcune.
Nei 60 anni di musica dei Pooh ci sono storie che, inevitabilmente, sono le nostre storie. Amori che nascono, matrimoni che finiscono, tradimenti, amicizia, dolore. C’è tutto: c’è Riccardo Fogli, l’amico ritrovato dopo l’addio del ’73 a causa della sua turbolenta storia con Patty Pravo.
C’è la malinconia nel ricordare chi, invece, non c’è più: Valerio Negrini, fondatore insieme a Facchinetti e paroliere storico; ma anche Stefano D’Orazio, portato via dal Covid qualche anno fa.
Note che travolgono: quelle senza parole di Parsifal o gli assoli con la chitarra elettrica di Dodi Battaglia (straordinario quello che chiude un altro pezzo storico come “La Mia Donna”).
Poi le canzoni da cantare a squarciagola: Dammi solo un minuto, Canterò per te, La donna del mio amico, Tanta voglia di Lei, Noi due nel mondo e nell’anima e la citazione potrebbe continuare all’infinito.
Un manifesto musicale e di vita, se è vero che questi 4 ragazzini (qualcuno come Roby ha già superato gli 80) hanno suonato, cantato, ballato per quasi 3 ore, lanciando un gran bel messaggio a tutti quei giovani che, magari, si seccano ad alzarsi dal divano.
Un patrimonio, umano e musicale, da tramandare di generazione in generazione. Un “pensiero” che è sopravvissuto a 60 anni di storia (non proprio semplice) italiana, perché è musica e come ci raccontano i Pooh “Chi fermerà la musica?”
Nessuno, la risposta è più che mai certa.










