L’Etna non è soltanto un vulcano: è un crocevia di storie che attraversano tutta l’Europa e vanno oltre, intrecciando mito, poesia e memoria collettiva.
Tra le sue balze laviche si muovono leggende antiche e sorprendenti, come quella che richiama persino la figura di re Artù, segno di quanto questo luogo sia stato percepito come uno spazio simbolico, quasi universale, capace di accogliere racconti provenienti da mondi diversi. Questo “continente di fuoco”, da cui sgorgano lave incandescenti, è anche terra di espressioni artistiche: poesie, canzoni, voci popolari e interpreti che ne hanno saputo cogliere l’essenza.
Dai richiami più tradizionali fino alle melodie contemporanee, emerge un patrimonio culturale vivo, che si rinnova continuamente senza perdere il legame con le proprie radici. Eppure, accanto alla dimensione poetica, non manca quella drammatica: le narrazioni raccontano anche le catastrofi, le eruzioni che hanno lasciato macerie, segnato paesi e trasformato paesaggi e vite, mentre attorno a santuari e chiese si ricostruiscono storie stratificate nel tempo per dare un senso agli eventi più incomprensibili.
Il filo conduttore di tutto questo è il tentativo di rendere razionale ciò che appare irrazionale, trasformando la paura in narrazione condivisa. In questo contesto si inserisce l’ultimo lavoro di Mario Pafumi, “Leggende leggendarie dell’Etna e della Sicilia” un titolo volutamente rafforzato per sottolineare come l’Etna e la Sicilia custodiscano un patrimonio vastissimo di racconti, spesso poco noti, ma “leggendarie” perché degne di essere diffuse. L’obiettivo è chiaro: raggiungere le nuove generazioni, prime destinatarie di un progetto didattico e culturale.
Fondamentale è stato il supporto della scuola I.P.S.S.E.O.A. Giovanni Falcone di Giarre, che ha contribuito alla realizzazione dell’iniziativa coinvolgendo studenti e partecipanti. La presentazione si è sviluppata come un momento articolato, scandito da ritmi diversi: dalla spiegazione accessibile alla recitazione dei testi, creando un equilibrio tra divulgazione e interpretazione.
Lingua, memoria e esperienza personale
Un elemento centrale, come sottolineato dallo stesso Pafumi, è la presenza del dialetto, o meglio della lingua siciliana, scelta come strumento per preservare l’identità e impedire che venga dimenticata una parte fondamentale della tradizione. A questo si aggiungono le testimonianze personali, che hanno arricchito l’esperienza: la lettura ha risvegliato emozioni dell’infanzia, quando i libri si leggevano di nascosto, sotto le coperte. Ma questa volta il ritmo è stato diverso, più lento e profondo, perché ogni episodio ha evocato ricordi e riflessioni. L’Etna emerge così non solo come fenomeno naturale, ma come luogo dell’anima, capace di unire distruzione e bellezza, memoria e immaginazione, offrendo ancora oggi un modo per comprendere l’incomprensibile e renderlo umano e condivisibile.











