Alla presentazione del libro Il giardino interiore di Antonina Nicolosi, il dialogo si apre con un’atmosfera di attesa e familiarità. Si tratta di un momento già anticipato in precedenti incontri – la dottoressa Nicolosi era infatti stata ospite della puntata speciale di SudTalk dedicata allo spoglio del referendum – ma che qui trova la sua forma più compiuta: quella dell’incontro diretto con l’autrice e con il significato più profondo della sua opera.
La location dell’evento non è stata scelta a caso: si tratta infatti della storica attività di famiglia, un luogo carico di significato personale. Proprio tra quegli spazi, da bambina, l’autrice si nascondeva tra gli abiti del negozio, vivendo emozioni che oggi tornano come memoria viva nel racconto. La presentazione diventa così anche un ritorno simbolico alle origini, in un ambiente intimo e familiare, circondata da amici e parenti di sempre, molti dei quali hanno contribuito a ispirare la stesura del libro.
A rendere ancora più speciale l’incontro è stata la presenza dei figli dell’autrice: uno nel ruolo di moderatore, gli altri due come musicisti. Questi ultimi hanno deliziato i presenti con una canzone scritta appositamente per l’occasione, aggiungendo una dimensione emotiva e artistica che ha reso la presentazione ancora più coinvolgente.
Le case dell’anima: crescere, emozionarsi e ritrovarsi nel Giardino interiore
Il giardino interiore – questo il titolo del libro – è accompagnato da un sottotitolo non esplicitato, Le case dell’anima, definito come un pensiero sussurrato, più che dichiarato. Il libro si presenta infatti come un viaggio emotivo e riflessivo, dove ogni elemento invita all’interiorizzazione.
La scelta della parola “case” al posto di “stanze” non è casuale: la casa rappresenta qualcosa di meno fisico e più universale, uno spazio in cui si può essere ovunque, purché in equilibrio con sé stessi e con gli altri.
All’interno di questo spazio simbolico si muove la protagonista, una bambina che cresce attraversando difficoltà, gioie e momenti quotidiani. Il percorso la conduce verso una sorta di equilibrio finale, rappresentato da una stanza ideale in cui non si impone più un controllo sulle cose — non si strappano più fiori — ma si accoglie ciò che cresce naturalmente, coltivandolo e osservandolo nel proprio giardino interiore.
Il dialogo si sposta poi sul rapporto con la famiglia, percepito nella narrazione con leggerezza e freschezza. La scrittura viene descritta come scorrevole e suggestiva, capace di evocare emozioni anche in chi non è un lettore abituale.
In particolare, il legame con il fratello maggiore emerge come uno degli elementi più intensi: una presenza fondamentale, definita dall’autrice stessa come la sua “stella polare”. Il libro alterna elementi autobiografici a parti romanzate e immaginate, creando un flusso narrativo in cui il lettore può facilmente riconoscersi.
Un altro aspetto centrale è l’ambientazione. La Sicilia diventa non solo sfondo, ma parte integrante del racconto. I luoghi della memoria — dalle strade di Tremestieri Etneo alle spiagge di Fondachello, fino alle isole Eolie e Letojanni — sono descritti con una cura tale da coinvolgere sia chi li conosce sia chi li scopre per la prima volta. L’intento è anche quello di recuperare un senso di appartenenza che, secondo l’autrice, si sta progressivamente perdendo.
Scrivere, vivere, raccontare
Quando si parla del processo di scrittura, Nicolosi sorprende: non esiste un momento preciso in cui il libro è nato. È un’opera pensata nel tempo, scritta forse in frammenti, forse tutta insieme, ma soprattutto vissuta. “Questo libro è la mia vita”, afferma, sottolineando come il ricordo dell’esperienza sia più vivido di quello della scrittura stessa. Attualmente, sta rileggendo il testo ad alta voce per trasformarlo in un progetto audio – un podcast – articolato in 42 capitoli, pubblicati tre volte a settimana.
Infine, uno sguardo al futuro. L’autrice ha già pubblicato un testo di ambito medico-legale e sta lavorando a un nuovo romanzo, Dieci giorni, che segue le vicende di una medico legale alle prese con un caso complesso. Tuttavia, il legame con Il giardino interiore resta centrale: è a questo libro che, almeno per ora, sente di appartenere.
La presentazione si chiude con un sentimento condiviso: quello di un racconto che riesce davvero a entrare dentro chi ascolta e legge, lasciando una traccia emotiva autentica.











