Nel panorama dell’arte contemporanea catanese, la Galleria Arionte Arte Contemporanea rappresenta da anni uno spazio attivo nella promozione e nella valorizzazione di artisti italiani e internazionali. A guidarla è Daniela Arionte, gallerista che ha costruito nel tempo un percorso professionale fondato sulla ricerca artistica, sulla selezione degli autori e sul dialogo costante tra artisti, pubblico e mercato.
L’attività espositiva si sviluppa tra la sede di via Vittorio Emanuele, dedicata principalmente a mostre personali e progetti temporanei, e la galleria di via San Michele, spazio che ospita in modo permanente gli artisti rappresentati, offrendo ai visitatori una visione più ampia del lavoro curatoriale portato avanti negli anni.
In occasione del numero di SudArte dedicato alle donne, Daniela Arionte racconta il ruolo femminile nel sistema dell’arte contemporanea, riflettendo sulle trasformazioni che stanno interessando il settore e sul lavoro del gallerista come figura di mediazione culturale tra artisti e pubblico.
Il nostro numero di marzo lo abbiamo dedicato alle donne. Secondo lei, oggi, come si colloca il ruolo femminile nel mondo dell’arte? «Credo che il ruolo della donna, non solo nell’arte ma in tutte le professioni, sia in continua evoluzione. Ci auguriamo che la marginalità che ha caratterizzato molti secoli del passato diventi soltanto un ricordo e che oggi si possa parlare soprattutto di professionalità. Nel mondo dell’arte, storicamente, le donne riconosciute sono state pochissime, anche quando il loro talento era evidente. Oggi però assistiamo a una rivalutazione importante: nelle Accademie di Belle Arti, ad esempio, le studentesse sono spesso più numerose degli uomini».
Eppure il sistema dell’arte sembra ancora mostrare alcune resistenze. Come lo spiega? «Credo che il sistema dell’arte, come molti altri ambiti, sia ancora un po’ reticente ad accogliere completamente questo cambiamento. Tuttavia le cose stanno evolvendo: sempre più musei, fondazioni e istituzioni culturali sono guidati da donne e anche la ricerca storica sta riportando alla luce molte artiste che nei secoli passati erano state dimenticate o messe ai margini».
Nella sua galleria espongono artisti di rilievo internazionale. Quanto conta l’intuito nella scelta di un artista? «Non credo che le scelte cambino molto tra un gallerista uomo e una gallerista donna. Forse noi donne ci basiamo un po’ di più sull’emozione e sull’intesa personale con l’artista. Per me è molto importante instaurare un rapporto umano, oltre alla condivisione del valore artistico delle opere. Se vogliamo attribuire questo aspetto a una sensibilità più femminile, possiamo farlo».
Quali criteri guidano la selezione degli artisti? «Prima di tutto il mio gradimento personale. Anche se un artista può avere qualche difficoltà commerciale, se sono davvero convinta della qualità del suo lavoro e della sua ricerca allora per me è possibile iniziare un percorso insieme. Naturalmente servono anche costanza, riconoscibilità e una ricerca artistica solida. Oggi più che mai credo che il compito dell’arte non sia solo quello di soddisfare il mercato ma di raccontare il proprio tempo».
Esiste una definizione oggettiva di “bella opera d’arte”? «No, ed è proprio questo il bello dell’arte. La lettura di un’opera è sempre personale. Ciò che può essere interessante per una persona potrebbe non esserlo per un’altra. Tuttavia, nella diversità dei linguaggi che tratto in galleria, cerco sempre la qualità. È un po’ come nella musica: se una musica è buona, lo riconosci, che sia rock, classica o leggera».
Ha una preferenza tra pittura, scultura e fotografia? «Sicuramente la scultura. Forse anche per il contesto della nostra città. Catania è una città fatta di materia, di lava, di stratificazioni. Il vulcano ha una presenza forte e credo che questa dimensione materica renda la scultura un linguaggio particolarmente affine».
L’arte contemporanea sta cambiando rapidamente. Che direzione sta prendendo? «Oggi i linguaggi artistici sono sempre più intrecciati. Se guardiamo alle biennali e ai grandi eventi internazionali vediamo che la distinzione tra pittura, fotografia e scultura si fa sempre più sfumata. Si parla sempre più di immersione nell’opera, dove anche il fruitore diventa parte dell’esperienza artistica. Allo stesso tempo, la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e fenomeni come gli NFT stanno creando nuove dinamiche nel mercato dell’arte. È un panorama in evoluzione che richiede anche nuove figure di mediazione culturale».
Che consiglio darebbe ai giovani che vogliono intraprendere una carriera artistica? «Tenacia e perseveranza. Ma soprattutto la capacità di guardarsi attorno, di osservare il mondo e il proprio tempo. L’arte nasce sempre dall’interiorizzazione delle emozioni e dalla capacità di trasformarle in un linguaggio che parla agli altri».
Un augurio alle donne che lavorano nel mondo dell’arte? «Più che un augurio alle donne, mi piacerebbe fare un augurio generale: quello di preservare le relazioni tra le persone. In un momento storico come questo è forse la cosa più importante che possiamo difendere».
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