
L’affluenza ha superato le aspettative. Venerdì 16 gennaio il Monastero dei Benedettini di Catania ha ospitato una delle scrittrici del momento: Stefania Auci. Nel gremito Auditorium Giancarlo De Carlo tutti pronti, infatti, ad accoglierla tra applausi scroscianti e copie alla mano, in una suggestiva cornice che ha fatto da scenario alla presentazione de “L’alba dei leoni”, il terzo libro sulla saga dei Florio. Insieme alla scrittrice, Andrea Giuseppe Cerra e l’attrice Ester Pantano che ha ammaliato il pubblico con delle letture tratte direttamente dal nuovo libro della Auci.
La saga dei Florio come affresco di un’epoca
La serata ha esplorato le radici storiche e familiari della saga dei Florio, intrecciando i racconti di vita quotidiana con eventi straordinari riportati in auge dalla scrittrice pagina dopo pagina.
Episodi della vita dei pescatori, la devozione popolare e le tradizioni religiose, sono tutti aspetti che emergono come dettagli concreti e che danno corpo alla storia. Mostrando altresì quanto le vicende individuali si leghino agli eventi storici: «Nella scrittura si riconosce la capacità di essere ossequiosa e legata con grande intelligenza all'utilizzo delle fonti… qui è emerso ancora di più il grande mestiere con minor documenti, la capacità di raccontare con la sua consueta eleganza queste vicende».
La trilogia dei Florio è un affresco in cui eventi pubblici e vicende private si intrecciano, con particolare attenzione al ruolo delle donne: «La quota femminile anche in termini economici era forte, pesante ed era capace di gestire l'economia della famiglia».
Un tema ricorrente nel libro è il chiaroscuro, da intendersi come simbolo dei conflitti interiori e delle sfide dei personaggi: «Il buio della notte che attraversano i briganti e il buio in cui Bagnara è immersa quando Francesco torna… il buio e la luce diventano strumenti narrativi che accompagnano la crescita dei personaggi», spiega la scrittrice.
Storie di sentimenti e territori
A proposito dei sentimenti e delle storie d’amore, Stefania Auci, stimolata dalla domanda del moderatore Cerra, ha chiarito: «Non venitemi a dire che le storie d'amore sono legate solo alla letteratura femminile. Sono vicende che fanno parte del vissuto delle singole famiglie… dare questo stigma per cui il romanzo femminile sia uguale al romanzo d'amore penso che sia un po' limitante». Per l’autrice, la dimensione affettiva è centrale quanto quella storica, poiché riflette le relazioni e le dinamiche che sostengono le famiglie e la società.
Infine, Stefania Auci ha voluto sottolineare il legame con il territorio e con chi custodisce memoria e cultura: «Provinciali sì, ma non provincialisti». Il romanzo storico può essere insieme documentazione, affresco familiare e narrazione viva, capace di emozionare e trasportare il lettore nel cuore della storia siciliana. Un invito che la cittadinanza ha accolto assolutamente.










