Al Palazzo Centrale dell’Università di Catania si è tenuta la presentazione del volume Il mistero dei Guerrieri di Riace. L’ipotesi “siciliana” di Anselmo Madeddu, attività promossa dall’Università della Terza Età (UNITRE) della città etnea.
Dopo l’introduzione del professor Giuseppe Barone, emerito dell’Università degli Studi di Catania, è seguito un intenso e interessante confronto sviluppatosi grazie agli interventi di Anselmo Madeddu, Rosolino Cirrincione e Rosalba Panvini, i quali hanno offerto prospettive archeologiche e scientifiche al nutrito pubblico ivi presente su una vicenda che da oltre mezzo secolo continua a sollevare interrogativi e che ancora oggi è fonte di ipotesi, studi e teorie.
I Guerrieri di Riace sono noti in tutto al mondo, imponenti statue in bronzo di straordinario valore artistico e risalenti al V secolo a.C. Nel 1972 furono rinvenuti nei fondali marini della costa calabrese e da quel momento sino ad oggi, sono custoditi nel Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria. Ma qual è la loro origine? Sul punto un dibattito mai sopito.
Bronzi di Riace: la verità passa dal metodo scientifico
Nel corso del suo intervento, il dottor Anselmo Madeddu ha sottolineato l’autorevolezza del solo metodo scientifico: “A questo punto le ricerche scientifiche sono quelle che contano di più. Da oggi in poi non ci si può inventare nulla. L’ipotesi dev’essere compatibile con tutte le evidenze scientifiche di questo universo, che si compongono come dei paletti, come dei vincoli”. Un lavoro di verifica sulle numerose ipotesi formulate negli ultimi cinquant’anni, sottolineando altresì come nessuna di esse sia idonea a reggere il confronto con l’insieme dei dati oggi disponibili: “Abbiamo preso tutte queste evidenze scientifiche e le abbiamo messe dentro una griglia andando a testare la compatibilità di tutte le ipotesi fatte fino ad adesso. Nessuna delle ipotesi precedenti riesce a superare dieci criteri su trenta: si tratta di idee molto fantasiose”.
Uno dei passaggi più significativi e che ha suscitato le reazioni del pubblico, desideroso di conoscere una volta per tutte la verità, ha riguardato la critica all’ipotesi dell’affondamento nel tratto di mare antistante Riace, poco plausibile alla luce delle evidenze geomorfologiche e archeologiche: “Tutte le ipotesi precedenti si basano sull’inverosimile affondamento a Riace. Ma com’è possibile che per più di duemila anni nessuno si sia mai accorto della presenza di due statue adagiate sulla sabbia a circa duecento metri dalla spiaggia?”, si è chiesto l’autore. Ulteriori elementi di perplessità sorgono altresì in relazione al metodo di conservazione dei Bronzi; Madeddu sul punto ha sottolineato l’assenza di microrganismi marini in alcune parti delle statue e sulle differenze tra il Bronzo A e il Bronzo B; “Perché non c’è traccia di microrganismi marini nella ricciolatura della barba del Bronzo B, come se fosse stato ripulito e rimesso in acqua? E perché invece la statua A presenta concrezioni e la statua B no?”.
Tali caratteristiche non sarebbero pertanto compatibili con una permanenza in mare durata duemila anni; “Per avere un’idea di come si presenterebbe oggi una statua di bronzo rimasta per duemila anni in fondo al mare, basta osservare altri reperti simili. I Bronzi di Riace non presentano quelle caratteristiche”. Sul punto vi sarebbero testimonianze e ricostruzioni che suggerirebbero un primo recupero e un successivo occultamento delle statue: “È evidente che i bronzi dovettero essere recuperati e poi nascosti in fondo al mare. In realtà venivano da molto lontano, esattamente da Brucoli, in Sicilia”.
Il lungo viaggio dei Guerrieri
A partire dall’estate del 2024 sono emerse nuove testimonianze circa il tesoro sommerso lungo le antiche rotte marittime tra Siracusa e Roma, comprendente più statue e altri reperti, “Il tesoro si sarebbe trovato esattamente a 1,8 miglia a nord-est di Punta Tonnara, lungo la rotta antica seguita dalle navi che da Siracusa, giunte a Brucoli, viravano verso Capo Schisò attraversando il Golfo di Catania”.
Ed è qui che si colloca pertanto l’“ipotesi siciliana”, secondo cui è la Sicilia greca da intendersi come possibile luogo di origine, deposito e transito dei Bronzi di Riace.
“Questa storia potrebbe partire da qui, dalla Sicilia greca. Nel 212 a.C. partì il lungo viaggio degli eroi. Un viaggio che li condusse prima a Brucoli, nel mare che li protesse per 2.189 anni, per poi concludersi sulla spiaggia di Riace. Oggi abbiamo tentato di dare un volto e una storia alla coppia di statue più famosa della Terra”, ha concluso il dottor Madeddu. L’incontro si è evoluto in un momento di confronto intenso tra archeologia, storia e divulgazione scientifica, confermando come i Bronzi di Riace ancora oggi siano non solo un capolavoro artistico, ma anche un enigma per i quali si spera, un giorno, di scoprire la verità.











