In un' atmosfera sospesa, quasi magnetica, la Galleria Arionte apre le sue porte a un viaggio inatteso: Il peso delle emozioni, la mostra che Stefano Bombardieri dedica a quell’universo interiore che tutti attraversiamo ma che pochi riescono a osservare davvero.
Appena si entra, il tempo sembra rallentare. Figure possenti, animali monumentali, forme che sfidano la gravità: tutto appare al limite del possibile, come se il mondo reale e quello immaginato si incontrassero in un punto di fragile equilibrio.
È qui che Bombardieri — artista bresciano conosciuto a livello internazionale, dalle Biennali di Venezia ai grandi musei europei — costruisce la sua scena: un teatro di sospensioni, pesi invisibili e tensioni emotive che si materializzano nello spazio.
La mostra, visitabile fino al 10 gennaio 2026, non è solo un'esposizione. È un invito a fermarsi, a respirare, a farsi toccare da quella parte di noi che resta spesso taciuta.
Il peso come dimensione interiore
«Il peso delle emozioni racconta la mia ricerca» spiega Bombardieri. «Lavoro da sempre sul concetto di peso esistenziale. Una delle mie opere più note, Il peso del tempo sospeso, affronta proprio la condizione umana. La metafora è spesso un rinoceronte sospeso: un’immagine che svela un paradosso, come accade dentro di noi quando convivono gravità e leggerezza». Nelle sue opere il peso non è solo fisico: è memoria, vissuto, consapevolezza. È tutto ciò che portiamo senza mostrarlo.
«Gli animali sono un anello di congiunzione tra uomo e natura» racconta l’artista. «Raccontano la nostra condizione, parlano del pianeta e della responsabilità che abbiamo verso di esso». Il rinoceronte, figura emblematica della sua ricerca, diventa così un simbolo della forza e della fragilità umana, un corpo imponente che si fa metafora dell’invisibile. Molte opere vivono tra staticità e movimento, tra terreno e aria. «Tutti, almeno una volta, abbiamo provato quella sensazione di sospensione dalla realtà» ricorda Bombardieri. «Quel momento in cui si osserva il mondo dall’esterno, immobili ma attraversati da emozioni fortissime».
Per Giacomo Fanale, che firma la curatela, portare la mostra a Catania significa stimolare un nuovo modo di guardare. «Catania ha bisogno di spazi che facciano riflettere. Questa mostra ribalta le nostre certezze visive: animali possenti che sfidano la fisica, che ci spingono a interrogarci su leggerezza e pesantezza, due elementi che attraversano la nostra vita quotidiana.»
Fino al 10 gennaio 2026, la Galleria Arionte diventa un luogo in cui il visibile racconta l’invisibile. E dove l’arte, ancora una volta, insegna a guardare meglio ciò che sentiamo.











