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Quando entri, quelle lettere messe in fila sulla parete ti investono come un treno e ti costringono a trattenere il respiro, sospesi: insieme chi? morendo come? Quando?
Uno sguardo radicale che restituisce alla città il valore politico dell’attenzione.
L’evento che mancava: a Catania la mostra di Alessandro Gagliardo
Catania ritrova finalmente una mostra capace di scuotere, interrogare e non limitarsi a decorare.
Il 22 novembre, alla Galleria Massimoligreggi di Via Indaco 23, ha apertosi è inaugurata la personale CRISI – vecchio non muore, nuovo non nasce, accompagnata da una video-intervista esclusiva realizzata da SudARTE.
L’appuntamento segna il ritorno in città di uno degli artisti più rigorosi della scena contemporanea italiana: Alessandro Gagliardo, autore visivo che fa della critica dello sguardo e dell’etica dell’attenzione il nucleo della propria ricerca.
Chi è Alessandro Gagliardo: regista, artista concettuale, anatomista dello sguardo
Regista e artista concettuale classe 1983, fondatore di Malastrada Film, Gagliardo ha firmato opere come:
– Un mito antropologico televisivo
– Gli ultimi giorni dell’umanità (con Enrico Ghezzi)
– numerosi film e installazioni basate su archivio, found footage e sperimentazione visiva
La sua produzione esplora temi come la percezione, la violenza dell’immagine contemporanea, la crisi del visibile, con una postura che rifiuta la frenesia superficiale dello sguardo digitale e rivendica la necessità di guardare davvero.
È uno degli autori più coerenti nell’affermare che lo sguardo è un atto politico, una responsabilità, un esercizio civile.
CRISI – vecchio non muore, nuovo non nasce: il senso della mostra
Un titolo che è già un manifesto
La mostra parte da una constatazione: viviamo in una condizione sospesa in cui ciò che dovrebbe finire non finisce, e ciò che dovrebbe nascere non nasce.
Una soglia, un inceppamento storico, una crisi non temporanea ma strutturale.
La crisi come stato del mondo
Nella video-intervista, Gagliardo lega questa sensazione al clima geopolitico, alla regressione culturale, ai nuovi bellicismi europei.
Il vecchio ritorna con forme rinnovate di violenza, mentre il nuovo soffoca prima ancora di potersi manifestare.
Guardare come resistenza
La sua risposta non è politica nel senso tradizionale, ma è radicalissima:
liberare le orecchie, ripulire gli occhi, sottrarre il proprio sguardo all’inquinamento visivo e all’inerzia digitale.
Il ruolo dell’arte secondo Gagliardo: attenzione, incontro, rifiuto del cinismo
Arte come etica dell’incontro
Per Gagliardo, l’arte non è un gesto decorativo: è una posizione etica.
Significa incontrare il mondo, guardarlo senza filtri, rinunciare al “cicaleccio delle opinioni” e assumersi la libertà di osservare.
Non commemorare, ma amare
Uno dei passaggi più forti dell’intervista è la distinzione tra commemorazione e amore.
Commemorare, dice, è una forma di distanza.
Amare è continuare a mantenere vivo ciò che ci attraversa.
Bellezza e orrore
L’artista non nega la tragedia del mondo contemporaneo: la contiene insieme alla bellezza, in un equilibrio fragile e umano.
Questo, per lui, è il vero atto di resistenza: non lasciare che l’osceno determini tutto il nostro immaginario.
Dentro la mostra: un percorso di attenzione radicale
Un viaggio nel modo in cui guardiamo
Le opere esposte non spiegano: domandano.
Domandano come guardiamo, cosa guardiamo, perché scegliamo di guardare.
Immagini come soglie, non come risposte
Il percorso invita il visitatore a sospendere l’automatismo percettivo, a rallentare, a rinegoziare il rapporto con il visibile.
È una mostra che non consola: chiede presenza, lucidità, attenzione.
Perché questa mostra è importante per Catania
– perché riporta la città dentro un discorso culturale contemporaneo, non provinciale
– perché offre un’occasione rara di confronto con un artista che lavora sull’immagine in modo non commerciale
– perché invita a una pratica culturale essenziale: guardare con responsabilità
Come vedere la mostra
Galleria Massimoligreggi – Via Indaco 23, Catania
Mostra: CRISI – vecchio non muore, nuovo non nasce
Video-intervista esclusiva: disponibile su SudARTE
Una mostra che non si osserva: si attraversa.
Una conversazione che non si ascolta: si pratica.
Un invito a restituire dignità al nostro sguardo.










