La libreria Feltrinelli, è stata la cornice che ha accolto la presentazione del nuovo libro di Santino Mirabella, I nostri esordi, volume che conclude una trilogia dedicata al profondo legame tra l’autore e due icone assolute dello spettacolo italiano: Tuccio Musumeci e Pippo Baudo.
Magistrato e scrittore, Mirabella ha sentito la necessità di racchiudere in quest’opera non solo il tributo artistico a due protagonisti della scena teatrale e televisiva italiana, ma anche l’affetto umano e l’amicizia sincera che lo lega a entrambi. Il libro ripercorre, attraverso i ricordi di Tuccio Musumeci, un viaggio nel tempo che inizia nel 1953, quando due adolescenti pieni di entusiasmo si incontrano e scoprono di condividere una stessa grande passione: il mondo dello spettacolo.
Un sogno che, all’epoca, non trovava l’approvazione delle famiglie, desiderose per i ragazzi di un futuro più stabile e “sicuro”. Musumeci infatti studiava medicina a Modena, mentre Baudo aveva intrapreso la strada della giurisprudenza, soprattutto per venire incontro alle aspettative paterne.
Ma il palcoscenico era già nel destino di entrambi, e la determinazione avrebbe presto dato loro ragione. I nostri esordi racconta gli inizi difficili, fatti di piccole tournée, teatri minimi e compensi quasi simbolici, in una Sicilia e in un’Italia che iniziavano appena a scoprire il potere della comunicazione e della cultura popolare. Pian piano, talento, costanza e coraggio aprono la strada alla ribalta nazionale: Musumeci e Baudo approdano alla RAI, superando ostilità, pregiudizi e diffidenze di dirigenti poco inclini a valorizzare nuovi talenti.
Mirabella restituisce così non solo la storia privata di due giganti della scena, ma anche il racconto vivo e partecipe della nascita della televisione italiana e dei suoi primi fermenti creativi. Un capitolo umano e professionale che testimonia come il successo, spesso, nasca da sogni semplici ma inseguìti con ostinazione.
Con questo libro, presentato da Salvo La Rosa, lo scrittore magistrato non si limita a celebrare due maestri dello spettacolo, ma consegna ai lettori una testimonianza preziosa sulla forza dell’amicizia, sull’importanza della passione e su un’epoca in cui tutto era da inventare.
Un omaggio non solo a Musumeci e Baudo, ma anche alla storia culturale di un Paese che stava scoprendo nuovi linguaggi e nuove forme di intrattenimento.











