
La street art nasce nelle strade e racconta con immediatezza storie, emozioni, idee o proteste. Ogni opera è unica e spesso legata al luogo in cui si trova: alcune sono coloratissime e visibili da lontano, altre più discrete, ma tutte condividono il desiderio di comunicare e trasformare lo spazio urbano.
Nel tempo si è evoluta, diventando strumento di valorizzazione e voce delle comunità. Negli ultimi decenni ha ottenuto crescente riconoscimento, entrando nelle politiche culturali delle città con incontri, festival e progetti.
Anche a Catania la street art racconta storie e identità contemporanee: celebri le opere sui silos del porto di VHIL e Okuda, “Etna in eruzione” di Blu al Librino e “Donne e fiori – la prevenzione fa fiorire la vita” sul Lungomare. I murales, tuttavia, sono fragili: esposti agli agenti atmosferici, senza manutenzione perdono vivacità e leggibilità. Un recente studio delle Università di Pisa e Perugia con il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha dimostrato come droni e tecnologie portatili possano supportare i restauratori nel prevenire il degrado, monitorando con precisione lo stato delle opere.
La sperimentazione ha riguardato l’opera “Musica Popolare” (2017), 400 mq, del collettivo Orticanoodles a Milano, con risultati pubblicati su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), una delle più prestigiose riviste internazionali.
Ne parliamo con Laura Cartechini del CNR-SCITEC che ha fatto parte del team di ricerca.
Come è nata l’idea di monitorare il murales milanese? La ricerca è stata svolta nell’ambito di un progetto PRIN finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca (progetto Superstar - Sustainable Preservation Strategies for Street Art), che ha avuto il supporto di diverse municipalità, tra cui la città di Milano. Proprio grazie alla collaborazione con la Direzione Cultura Area Museo delle Culture Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico del comune di Milano sono stati individuati casi studio che avessero un valore simbolico ed identitario per i cittadini e che presentassero, nel contempo, problematiche conservative da studiare.
Avevate già a disposizione gli strumenti per monitorare una superficie di così ampie dimensioni? Nel progetto sono state applicate strumentazioni e metodologie già collaudate nel campo dello studio di opere d’arte in ambienti museali e per rilievi di remote sensing in siti archeologici. L’innovazione è stata unire competenze e tecniche usate in contesti molto diversi, integrando informazioni analitiche altamente specifiche ottenute da misure puntuali con rilievi effettuati su tutta la superficie dei murales mediante l’impiego di camere iper e multispettrali da terra e su drone. Questo ha consentito di ricostruire la chimica dei materiali pittorici e i relativi processi di degrado su aree molto estese. In prospettiva, dopo questi primi rilievi, l’uso di droni consentirà il controllo delle superfici in modo più agevole e tempi rapidi evidenziando le aree più critiche su cui intervenire.
Cosa avete scoperto? Le indagini effettuate hanno permesso la caratterizzazione dei materiali costitutivi la pellicola pittorica in aree esposte diversamente agli agenti ambientali naturali ed antropici (luce, umidità, emissioni del traffico etc.) ed evidenziare quali dei pigmenti utilizzati presentassero problemi di alterazione. In particolare, è emerso come un pigmento sintetico rosso, il PR112, sia particolarmente sensibile al degrado rispetto ad altri pigmenti identificati, quali quelli presenti nei marroni, nei grigi e nel nero che sono risultati più stabili.
Come pensate di trasferire questi risultati al mondo delle imprese e degli operatori della conservazione? Nel corso del progetto Superstar i risultati della ricerca sono stati divulgati tra restauratori, curatori e operatori del settore attraverso workshop e attività di formazione realizzate presso l’Istituto Centrale del Restauro (ICR), a Roma, e il Centro di conservazione e restauro della Venaria Reale, a Torino. Sono, inoltre, stati pubblicati e sono, tuttora, in corso di pubblicazione articoli con i risultati scientifici. Nei laboratori di ricerca sono, poi, stati coinvolti studenti nello svolgimento delle attività sperimentali. Questo ha consentito loro di acquisire competenze specifiche spendibili nel settore.
Avete progetti che riguardano qualche murales siciliano? Sebbene le attività di ricerca siano ancora in corso, al momento non sono in programma campagne in situ. Siamo comunque in contatto con diverse municipalità e operatori del settore per valutare possibili casi studio da inserire in nuove progettualità per approfondire la ricerca e ottimizzare questo nuovo approccio.










