
Era un giovedì sera e nel silenzio di una casa ormai dormiente, con l’audio del televisore a pochi decibel per non disturbare nessuno, suoni, note e parole destarono la mia attenzione. Pochi secondi appena di ascolto sono bastati a imprimere un solo concetto semplice e basilare: fenomeno. Il fenomeno è Delia Buglisi (proprio con la B e non Puglisi come in molti erroneamente dicono).
Un fenomeno siciliano, catanese, anzi paternese. Un fenomeno vocale, ma anche culturale, quello della venticinquenne di Paternò laureata al conservatorio. Segno evidente che quando al talento si aggiunge anche lo studio, si possono raggiungere livelli altissimi (messaggio rivolto a tutti i ragazzi della nuova generazione convinti che nella vita basti solo saper fare video per i social).
E a proposito di social, Delia, prima di diventare fenomeno in tv, già lo era sui social dove postava le sue interpretazioni (se andate sul suo profilo Tik Tok vi segnalo una splendida versione de “La donna Riccia” di Domenico Modugno, ma anche pezzi di Rosa Balistrieri e altre chicche della tradizione popolare siciliana).
Ma torniamo al fenomeno televisivo e musicale, in questo caso.
Delia, infatti, ha deciso (e la speranza è che lo possa fare fino in fondo) di portare la Sicilia e il siciliano sul palco di Xfactor, un palco che, negli anni, si è dimostrato restio alla tradizione popolare che non fa tendenza, troppo assoggettato alle regole del mercato e delle case discografiche.
Delia, però, la tendenza ha deciso di frantumarla con la sua voce e con le sue invenzioni: un fusion in salsa sicula capace di unire generi e generazioni, all’apparenza, senza la minima possibilità di contatto. Lo ha fatto senza snaturarsi fin dal primo momento.
Nelle audizioni ha riscritto in siciliano Sakura di Rosalia incantando i giudici e, in particolare, un Jake la Furia che ha rivelato le sue origini, materne, paternesi.
Tutto troppo facile, potrebbe pensare qualcuno.
Ma non è così per Delia che quel posto sul palco che, negli anni, ha visto passare gente come Marco Mengoni, Noemi, i Maneskin, Francesca Michielin, Chiara Galiazzo e tanti altri (citarli tutti sarebbe impossibile) l’ha conquistato con il suo talento e questa particolare creatività.
Ed è così che nei passi successivi si è lanciata riscrivendo in siciliano “La canzone dei vecchi amanti” di Franco Battiato (in origine “La chanson des vieux amants” del cantautore belga Jacques Brel) e, addirittura, l’Habanera della Carmen di Bizet.
Sempre in siciliano, sempre senza snaturare la sua identità che, poi, è l’identità che in tanti, anzi in troppi, negli anni (se si esclude Carmen Consoli che comunque ha cominciato ad usare il siciliano quando era già affermata) hanno cercato di eludere.
Solo chi ha avuto la fortuna (e chi scrive è felice di averlo fatto) di cantare in siciliano, può comprendere la musicalità estrema della nostra lingua e le vibrazioni passionali che riesce a dare.
Una musicalità che Delia è riuscita a esprimere anche nel primo live quando ha portato sul palco un medley tra la storica “Signor Tenente” di Giorgio Faletti (che di dialettale ha solo l’accento e i temi) e la sicilianissima Brucia la Terra, ovvero la colonna sonora del Padrino rivisitata da un altro artista siciliano doc come Kaballà (nome d’arte di Pippo Rinaldi), autore di pezzi memorabili come “Petra Lavica” e “Finu a ddumani”.
Una sua scelta e anche questa è una novità rispetto alla tradizione di XFactor in cui sono i giudici a scegliere per i cantanti. In questo caso è stata lei a imporre al suo giudice (che ovviamente si è fatto imporre) la scelta musicale, difficile anche solo da immaginare. Emozioni pure quelle che ha regalato e che, siamo certi, regalerà Delia anche dopo la fine di XFactor (è verosimile che andando avanti le imposizioni delle case discografiche prevalgano sulle sperimentazioni, ne sa qualcosa la bravissima Anna Castiglia, fermata qualche anno fa da Morgan ad un passo dai live).
Ma Delia è una di noi che ha il coraggio (e non è scontato) di raccontare cantando la nostra terra e la nostra cultura.










