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Il vis-à-vis tra giustizia, comunicazione e filosofia: presentazione del libro “La giustizia non è una dea

2025-10-14 06:00

Giacomo Petralia

Le7ARTI, Letteratura, luca-bauccio,

Il vis-à-vis tra giustizia, comunicazione e filosofia: presentazione del libro “La giustizia non è una dea bendata” di Luca Bauccio

La verità è dunque pronta a svelarsi, ma necessita di tempo, di pensiero e di ricerca. Dei principi che l’avvocato Luca Bauccio ha fatto propri

Un momento raro, fatto da uno speranzoso abbraccio tra tre elementi che sono stati e sempre saranno fondanti per ogni comunità, per qualsiasi civiltà: giustizia, comunicazione e filosofia. È questo ciò che ha simboleggiato la presentazione del libro “La giustizia non è una dea bendata”, l’ultima fatica dell’avvocato Luca Bauccio. Un incontro ispiratore, che si è svolto lo scorso 9 ottobre nel cuore dell’Hotel di Prima, a Catania.

 

Compagni di viaggio dell’avvocato Bauccio sono stati il GIP di Caltanissetta, Santi Bologna, e il filosofo e scrittore, Antonino Rapisarda, guidati dal giornalista Daniele Lo Porto, il quale ha sapientemente rivestito il ruolo di moderatore della serata.

 

“Voglio credere che questo titolo non sia controcorrente” - ha affermato l’avvocato Bauccio, in merito proprio al titolo scelto per il suo libro - “e che rappresenti il vero volto della giustizia.” Un elemento, un obiettivo fondante quello della giustizia, per cui l’avvocato ha dovuto e voluto lottare con forza fino al giorno della sentenza del famoso “processo Bibbiano”, i cui fatti sono saliti alla ribalta nel 2019.

 

In qualità di legale della difesa proprio in quel processo, Luca Bauccio ha infatti messo nero su bianco tutto ciò che ha scandito quegli anni: un crudo accanimento da parte dell’opinione pubblica, alimentato dalla ricerca del consenso politico e cavalcato dalle gravi mancanze del giornalismo, contro gli imputati: gli assistenti sociali, gli psicoterapeuti, le famiglie affidatarie accusate di essere “ladri di bambini”. Il processo penale “Angeli e Demoni” legato ai fatti di Bibbiano ha caratterizzato la “storia del processo mediatico, del furore di popolo, dei leoni da tastiera.” Ed è proprio qui che si sottolinea l’amaro concetto di “post-verità”.

 

Ma la necessità di riallacciare un rapporto con la comunità, per scansare il rischio di scadere in una giustizia e in una verità approssimative, è stata evidenziata proprio dal giudice Santi Bologna: “Presentare un libro come questo è un’occasione per riflettere sul significato del processo penale, sul modo in cui si debba fare informazione e cronaca giudiziaria su casi complessi.” Il giudice Bologna non sottovaluta di certo le recenti difficoltà a cui la Magistratura è andata incontro, specialmente agli occhi dei cittadini, ed è proprio per questo che è importante “far capire che la Magistratura non è un potere, ma è un servizio nei loro confronti.”

 

In una società che non fa altro che correre - anche nella comunicazione -, in cui si preferisce la post-verità alla verità e in cui si favorisce la gogna mediatica alla giustizia, quanto è fondamentale allora la filosofia? La cosiddetta “arte del pensare”? “Il pensiero alla grande, il logos, esige un dialogo aperto, ampio, senza tempo” - ha affermato il filosofo e già docente, Antonino Rapisarda, che ha continuato - “Il termine verità, Aletheia in greco, significa il non-nascosto o il nascosto che si svela progressivamente.”

 

La verità è dunque pronta a svelarsi, ma necessita di tempo, di pensiero e di ricerca. Dei principi che l’avvocato Luca Bauccio ha fatto propri per comprendere che “La giustizia non è una dea bendata”.

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