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Del vedere e del sentire: Franco Marrocco a San Giovanni La Punta, l’astrazione che interroga lo sguardo

2025-09-27 06:00

Redazione

Le7ARTI, Arte Contemporanea,

Del vedere e del sentire: Franco Marrocco a San Giovanni La Punta, l’astrazione che interroga lo sguardo

Alla Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte, un viaggio nella pittura come resistenza al nulla. A cura di Giorgio Agnisola. Fino al 30 dicembre 2025

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C’è una pittura che non si limita a mostrarsi, ma pretende di essere ascoltata. È quella di Franco Marrocco, protagonista della personale “Del vedere e del sentire” alla Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte di San Giovanni La Punta (Catania), aperta dal 28 settembre al 30 dicembre 2025 e inaugurata domenica alle 18. L’esposizione, promossa dal presidente Alfredo La Malfa insieme al curatore Giorgio Agnisola e a Dario Cunsolo, celebra il XVII anniversario della Fondazione e porta in Sicilia una selezione di diciotto dipinti che condensano quarant’anni di ricerca.

 

Nato nel 1956 a Rocca d’Evandro (CE) e formatosi all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, Marrocco attraversa, alla fine dei Settanta, un realismo segnato da accenti espressionisti. Poi la svolta: il colore si fa campo, la materia diventa respiro, la forma si assottiglia in un lessico astratto in cui luce, pigmento e superficie costruiscono spazi mentali. È una lingua non decorativa e neppure rarefatta per programmazione: al contrario, nasce da un’urgenza di percezione e da una militanza dello sguardo che chiede allo spettatore di restare, di misurare la distanza, di lasciarsi assorbire.

 

«Nel profondo di un percorso di segni informali e, più di rado, simbolici, la pittura di Franco Marrocco si legge in una forte e partecipe consapevolezza visiva e intuitiva», osserva il curatore Giorgio Agnisola. «Le opere, spesso di grande formato, paiono fatte per integrare lo spazio, configurarlo in prospettiva, aprirlo a indizi di ulteriorità e trasfigurazione del vedere e del sentire». L’eco dei maestri dell’avanguardia americanaRothko in primis – è evidente, ma non impositivo: la lezione del color field non diventa stilema, piuttosto un campo di forze da cui l’artista riparte per riancorare l’astrazione a una realtà fenomenica che pulsa oltre la tela.

 

Il presidente Alfredo La Malfa coglie la radice etica del progetto: «Marrocco non si è uniformato ai dettami della contemporaneità. È un artista che ha compreso che per vivere pienamente l’unica esperienza possibile è quella del viaggiare, del conoscere, del continuo domandare». Una dichiarazione che s’intreccia con la poetica dell’autore: «La pittura, come atto radicalmente umano, è un esercizio di resistenza al nulla: del senso, della forma, del linguaggio», scrive Marrocco. «È uno spazio di speranza, una tensione verso l’accoglimento in grado di restituire bene: il permanere del desiderio di significare, di ri-creare, di far esistere».

 

La mostra, pensata per i volumi e i percorsi del Parco dell’Arte (inserito nel circuito dei Grandi Giardini Italiani), accentua la dimensione immersiva del lavoro: le campiture cromatiche, la vibrazione dei passaggi materici, l’economia del segno costruiscono una soglia percettiva che chiede tempo e rallentamento. È qui che l’“astratto” si fa esperienza: non schema, ma luogo in cui il colore produce, per stratificazione, una memoria del guardare.

 

La scelta di dedicare la personale a Marrocco si inserisce nella rotta culturale della Fondazione, coerente con le intuizioni della fondatrice Elena La Verde e con la vocazione a tenere insieme patrimonio e ricerca: dalla sezione di arte moderna e contemporanea alla collezione di abiti d’epoca e di libri antichi, fino ai programmi espositivi che mettono in dialogo spazio, opere e pubblico. Un’istituzione che, in questi diciassette anni, ha lavorato sulla filigrana tra luogo e opera, tra natura e linguaggio visivo.

 

Docente di Pittura e Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, con mostre in Italia e all’estero (Parigi, Bruxelles, Vienna, Los Angeles), Marrocco conferma in questa tappa siciliana la sua fedeltà a una pittura che non abdica alla complessità. Il titolo, Del vedere e del sentire, non è un gioco retorico: indica il doppio binario su cui il lavoro si muove – l’atto ottico e la sua risonanza interiore – e, insieme, la responsabilità di chi guarda.

 

L’esposizione è accompagnata da un catalogo con immagini delle opere in mostra e un testo critico di Giorgio Agnisola. Le immagini fornite con il materiale stampa sono utilizzabili esclusivamente per recensioni e segnalazioni giornalistiche relative alla mostra.

 

In mostra alla Fondazione La Verde La Malfa – Parco dell’Arte (San Giovanni La Punta, CT) dal 28 settembre al 30 dicembre 2025. Visite su prenotazione.

SudArte

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