Quando Antonio Iacona parla di scrittura, sembra di ascoltare qualcuno che ha fatto delle parole un compagno di vita. La sua voce intreccia poesia e giornalismo, narrativa e vino, in un racconto che non ha confini ma approdi continui. Poeta, scrittore e giornalista, Iacona torna in libreria con Approcci e approdi. Appunti di vini, di viaggi, di stagioni e di poesie (Il Convivio Editore), un libro che è al tempo stesso diario intimo e sguardo universale.
Lo abbiamo incontrato per SudArte, in una conversazione che si è trasformata presto in un viaggio dentro le sue parole, tra domande che spesso non cercano una risposta definitiva ma aprono sentieri nuovi di riflessione.
«Il vino – racconta Iacona – è un linguaggio. Ogni sorso porta con sé la memoria di un territorio, la voce di chi lo coltiva, il respiro delle stagioni. La poesia, in fondo, è la stessa cosa: custodisce la memoria e la restituisce in forma di emozione».
Nel suo ultimo lavoro, infatti, le Alpi piemontesi e l’Etna si incontrano e dialogano, due estremi apparentemente lontani che diventano specchio di paesaggi interiori: montagne di ghiaccio e fuoco che raccontano identità diverse eppure complementari.
La scrittura, il giornalismo e il vino per lui non sono percorsi paralleli, ma parti di un’unica storia. Da sommelier e giornalista enogastronomico, Iacona ha imparato che un calice non è mai solo un calice, ma una narrazione culturale: «Un calice – sottolinea – è un ponte tra persone, storie, comunità. È identità».
Il suo impegno culturale, che lo vede alla guida dell’Associazione “Gabriele d’Annunzio” e promotore di premi come il “Tito Mascali” e “Raccontare Catania”, nasce dalla convinzione che sia necessario creare spazi in cui la scrittura e il giornalismo possano incontrare il pubblico, riaccendendo il dialogo tra chi scrive e chi legge.
E se gli chiediamo di descrivere Catania, la sua città, in una poesia e in un calice di vino, risponde senza esitazioni: «Se fosse una poesia, sarebbe fatta di contrasti: luce e ombra, mare e lava, grida e silenzi. Se fosse un vino, sarebbe un Nerello Mascalese: elegante, complesso, capace di raccontare la sua anima più autentica».
Approcci e approdi è questo: un libro che scorre come un viaggio, in cui il vino diventa pagina, la poesia respiro e i paesaggi approdo.











