C’è un’urgenza civile ed educativa che attraversa questo libro: ricordare a una generazione cresciuta nell’istantaneità del like che l’essenza vale più dell’apparenza.
Pier Giorgio Frassati. Una vita da prima pagina (Paoline), firmato da Marco Pappalardo, ricostruisce con taglio giornalistico, accessibile e rigoroso, la vicenda di un giovane torinese che scelse i poveri, le periferie, la responsabilità sociale. Un testo pensato per i ragazzi, ma utile a chiunque cerchi un riferimento credibile.
Il volume sarà presentato ufficialmente a Roma il 5 settembre, nei giorni che conducono alla canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, in programma domenica 7: un appuntamento che restituisce alla parola “santità” la concretezza della vita quotidiana.
Pier Giorgio Frassati (1901–1925), studente di Ingegneria mineraria, alpinista appassionato e militante nelle associazioni cattoliche, alternava Messa e Adorazione, studio e montagna alle visite nei quartieri più poveri di Torino: con la Conferenza di San Vincenzo portava medicine, conforto, aiuti concreti. Morì a 24 anni di poliomielite, probabilmente contratta proprio durante queste visite; al funerale, la città scoprì la folla dei “suoi” poveri, sconosciuti alla famiglia, che lo piansero come uno di loro. È quel mix di fede gioiosa e impegno sociale a renderlo ancora attuale, soprattutto per i giovani.
Autore prolífico e docente di Latino e Greco al liceo Cutelli di Catania, giornalista e responsabile dell’Ufficio per l’Educazione Cattolica della Conferenza Episcopale Siciliana, Marco Pappalardo ha già dedicato ai lettori più giovani volumi su Padre Pino Puglisi, Rosario Livatino e Carlo Acutis.
In questo nuovo lavoro sceglie una struttura “da quotidiano”: pagine di cronaca, sport, cultura, costume, interviste e schede che invitano a porsi domande e a collegare la storia di Frassati alla propria. Impaginazione ad alta leggibilità e illustrazioni di Tommaso Spadaro completano l’opera.
Il taglio non è casuale e dialoga con la biografia di famiglia: il padre, Alfredo Frassati, acquistò e diresse il quotidiano torinese La Stampa, dandogli l’impronta con cui lo conosciamo; un giornale che pagò la sua libertà quando, nel 1924, dopo le denunce sul delitto Matteotti, Alfredo fu costretto a lasciare direzione e proprietà. La “vita da prima pagina” è dunque una scelta narrativa che affonda in una radice reale.
Nelle parole dell’autore, l’attualità di Frassati sta nella sua normalità radicale: «Non ti chiede eroismi impossibili: ti mostra come si può unire studio, amicizia, sport e carità concreta. È l’antidoto alla superficialità del nostro tempo». E sul messaggio per gli adolescenti: «La felicità non coincide con il consenso online. Frassati cercava i volti, non i numeri: la sua gioia nasceva dall’incontro e dal servizio. È una palestra di libertà interiore».
Insomma, questo non è soltanto un libro su un santo: è un invito a crescere. Ai nostri ragazzi — e a noi adulti — dice di leggere Frassati, misurarsi con la realtà e cercare quella profondità che dura più di un algoritmo.











