
Fin dal suo apparire il racconto attrae per la costruzione arabesca di richiamo non esclusivamente a elementi calligrafici, quanto alle atmosfere. E' il libro di Nunzia Scalzo, "La regola dell’ortica”, presentato alla Feltrinelli di Catania.
Dall’illustrazione della copertina, intendo, con il telefono grigio in primo piano, schizzato di sangue, a prefigurarne la datazione, accanto un nastro con la scritta polizia scientifica, in obliquo, quasi l’obiettivo avesse colto la scena in movimento, una poltrona, di che colore se non gialla, attraversata da un fascio di luce, quasi la tecnica pittorica di derivazione caravaggesca, accanto una carabina appoggiata tra la spalliera e la seduta, allato, un portariviste, anni Ottanta. Per finire, della serie sono i dettagli definire l’insieme, dietro una porta a vetri l’ombra di una figura, indubitabilmente donna.
Ecco, dunque, in sintesi, la grafica della prima di un sequel di indagini della grafologa forense, Bea Navarra. Da un fatto accaduto alla finzione il passo è … lungo, giacché il lavoro di documentazione, si nota tra le righe, trasuda impegno, rigore.
Per una letteratura sempre più declinata al femminile, sapida di umori, intricata nei moventi,siciliana nell’andatura, nelle usanze riprodotte, è giunto in libreria nei giorni scorsi il romanzo di Nunzia Scalzo, La regola dell’ortica, per i timbri di Feltrinelli.
Già dall’incipit, Vincitori e vinti si somigliano tutti … lo stile della Scalzo esce fuori in nitida complessità. Per esprimere la Sicilia, l’autrice utilizza la metafora tratta dalla terminologia bellica, equivalente alla figura geometrica del cerchio, laddove tutto inizia, nel medesimo posto finisce.
Dentro l’inchiesta di Bea Navarra, dall’inizio della storia alla conclusione, passa l’esistenza stessa dei personaggi, a vario titolo coinvolti, non tanto e non solo nell’indagine sulla morte di una giovane donna, quanto nella girandola di quella Sicilia, della città di Catania, a metà degli anni Sessanta, in bilico tra passato e futuro.
All’interno dei due registri storici, la Scalzo si muove per imbastire l’inchiesta, ma, soprattutto, per dare ai lettori, il segno e il senso del trascorrere del tempo, attraverso i costumi, l’agire, gli usi, le mentalità a confronto. Della città etnea non sono descritte solamente granite o briosce con il tuppo o le polpette con il sugo, odori e sapori della tradizione quanto le ambientazioni, attitudini,
pensieri, gesti in un caleidoscopio di colori, di paesaggi, di contesti.
Nondimeno alla base della Regola dell’ortica, il più semplice degli spunti, il suicidio di Norma Speranza, moglie di un cardiologo in erba, Andrea Longo, inspiegabile e inspiegato, al punto da essere giunto a compulsare l’archivio già stracolmo del tribunale di Catania. Insomma, uno di più, tra i cold case, essendo l’evento verificatosi nel 1965 e la riproposizione ai nostri giorni.
In un controllato, pur tuttavia complesso meccanismo di percorsi narrativi, Bea Navarra si muove su due distinti registri, il flusso di coscienza da un lato, l’azione tambureggiante sul versante opposto. A imprimere il ritmo, è la velocità in uno con la riflessione. E, pensare a una virtuosa epitome tra il tracciato temporale degli anni Sessanta e la postmodernità della quarta rivoluzione industriale, quale combinazione riuscita di un narrare per spunti, è la cosa più naturale.
Sicuramente ammaliante. Nel ricorso all’analessi, per assonanza con il cinema flashback, ovvero la voce narrante a gettare luce su eventi del passato, insieme con la prolessi, flashforward, l’anticipazione di accadimenti futuri, ambedue le figure retoriche giocano in favore dei lettori un effetto intrigante di coinvolgimento crescente, legato al fluire dell’ordito.
Nel travolgente finale, quando le rughe sul volto di una delle coprotagoniste, Evelina Quattrocchi da emblema di vecchiezza si trasformano in metafora dello stesso racconto nella rappresentazione di una crocchia di capelli, pronta a sciogliersi, lì si apprezza la scrittura allusiva per taluni versi
ammiccante di una dotata romanziera, capace di cogliere di ogni momento della realtà, l’incedere della vita, le trasformazioni di essa.
Tra curiosità e interesse, i lettori rimangono ancorati, pagina dopo pagina a questo giallo dai risvolti ocra del sangue rappreso, dove la Scalzo mostra di avere solide basi letterarie e professionali sulle quali poggiare il suo estro narrativo.










