C'è un muro alla stazione Milo della metropolitana di Catania che, da oggi, non divide più. Un muro che un tempo era solo cemento e disattenzione, oggi è colore, denuncia, speranza. Un murales. Non una scritta vandalica o una pennellata modaiola da street artist, ma un’opera che grida forte — in silenzio — un concetto: pace.
Non è uno di quei "progetti culturali" calati dall’alto con l’ipocrisia della passerella istituzionale, ma il frutto di una visione. Quella del Rotary Club Valverde, che con l’iniziativa “Steli di Pace” prova — con ostinazione e senza troppi riflettori — a rimettere in circolo parole come dialogo, rispetto, convivenza.
Il murales, realizzato dall’artista Chiara Cacciato, campeggia ora accanto ai binari della stazione Milo, a pochi passi dalla Cittadella universitaria. Non un caso, ma una scelta. Perché se la pace ha ancora un futuro, questo passa dalle mani, dalle teste e — si spera — dai cuori dei giovani che ogni giorno attraversano quei tornelli per correre verso un’aula, una lezione, una possibilità.
All’inaugurazione, sobria ma significativa, erano presenti la dott.ssa Olga La Camera, presidente del Rotary Club Valverde, il dott. Giuseppe Pitari, governatore del distretto 2110, il prof. Francesco Priolo, rettore dell’Università di Catania, Francesco Contino, sostituto direttore d’esercizio FCE, e ovviamente l’autrice dell’opera. Tutti concordi: la pace si costruisce ogni giorno, e si difende anche con l’arte.
Già, l’arte. Che in tempi di guerre dimenticate (quando non addirittura negate), di retorica bellicista e di cinismo politico, può ancora permettersi il lusso dell’umanità. Il murales non impone un messaggio, ma lo suggerisce. O meglio, ne suggerisce molti. Il rispetto reciproco, il benessere, la tolleranza, la convivenza. Tutti concetti semplici, quindi rivoluzionari.
E forse proprio da qui, da un muro che ora parla invece di zittire, può partire un piccolo contagio positivo. Un gesto simbolico che diventa stimolo concreto. Perché se è vero che la pace non fa rumore, è altrettanto vero che può ancora farsi vedere. E il murales di Milo lo dimostra: i colori non hanno confini, e ogni treno che parte può portarci un po’ più lontano dall’odio e un po’ più vicino a ciò che ci tiene umani.











