
C’erano tanti, tantissimi giovanissimi, alcuni accompagnati da mamma, da papà o da entrambi, ma c’erano soprattutto quelli che, quando il fenomeno ha preso piede tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, avevano 16, 17 o 18 anni.
Proprio come lui, Cesare Cremonini, quarantacinquenne del 1980, capace di coinvolgere con la sua musica generazioni diverse e lontane, in un abbraccio in cui il quarantenne si è trovato a ballare e a saltare in compagnia di chi ancora ha tantissima strada davanti.
Storie intrecciate tra i sedili e nel prato del Franco Scoglio di Messina, dove più di 40 mila persone sono state trascinate dalle note di Cesare Cremonini, il “malessere” come lo chiamano giovani e meno giovani fan perdutamente innamorate del ragazzo che alla fine degli anni ’90 sfrecciava con la sua vespa special, infondendo voglia di libertà ad un’intera generazione che stava vivendo, sulla sua pelle, l’imminente dominio di internet e cellulari nella quotidianità.
Quelle che Cesare Cremonini regala al suo pubblico non sono solo 2 ore e mezzo di musica, sono ore di spettacolo, luci, colori, emozioni e sensazioni.
Dalle canzoni più recenti che fanno parte dell’ultimo album, Alaska Baby, a quelle che hanno contraddistinto la sua carriera, prima come front man dei Lunapop e poi, inevitabilmente, come solista e assoluto protagonista della discografia italiana degli ultimi anni.
C’è tutto nel concerto di Messina: il Cremonini rocchettaro che si presenta con un “chiodo” vintage (costretto poi dal caldo a volare via) e il Cremonini struggente e malinconico di “Vorrei” ( la prima canzone scritta dal cantautore) di “Un’alba rosa”, di “Ragazze Facili” e, dulcis in fundo, di “Poetica”, probabilmente la canzone più riuscita di tutta la discografia del bolognese.
Una Bologna che non può mancare: dai colli bolognesi di “50 special” (che dopo più di 25 anni dalla sua uscita riesce ancora a trascinare tutti) alla malinconia matura di “San Luca” (il pezzo inciso con Luca Carboni che Cremonini canta da solo nei concerti).
25 anni dopo il suo primo concerto assoluto a Capo d’Orlando, Cesare Cremonini torna in Sicilia (mancava da diversi anni) con uno spettacolo che ne segna l’assoluta maturità musicale e artistica.
Le luci, i video proiettati sugli schermi, i cambi d’abito (compreso il lancio della maglietta molto apprezzato dal pubblico femminile), le performance dei ballerini, fanno di un semplice concerto uno spettacolo completo e gradevole dal primo all’ultimo minuto: dalla nuovissima Alaska Baby (che da il nome all’album) alla meno recente “Un giorno migliore” che è, certamente, la soluzione migliore per chiudere e salutare il pubblico del Franco Scoglio proveniente da tutta la Sicilia.










